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A volte ritorno... a parlare di REBOL su Android

Non ho pubblicato più post in questo blog dal 5 febbraio scorso. Riprendo a scrivere adesso e spero di avere l'energia per pubblicare almeno un post la settimana. A gennaio ho trattato del linguaggio di programmazione REBOL. Dopo averlo presentato ai lettori di svilupppo.spazioblog.it, in particolar modo nella sua versione REBOL 3, ho voluto accennare alla sua console; ho trattato, poi, l'argomento relativo alla realizzazione di eseguibili standalone tramite tale linguaggio di programmazione interpretato, per concludere, infine, con l'ultimo post di gennaio, che trattava come avere ed usare REBOL nei dispositivi Android. Questo breve "riassunto delle puntate precedenti" per completezza deve ricordare anche l'unico post di febbraio, che, invece, riguardò Scratch, come strumento didattico per spiegare la programmazione orientata agli oggetti, anche ai bambini, ma più che altro mi serve per fare il punto della situazione del blog, nel quale, dopo questi ultimi mesi di stato di abbandono, riprendo a scrivere attraverso il post che state leggendo. Mi è stato recentemente donato un nuovo tablet Android, uno di quelli economici, a sette pollici e con il modulo 3g incluso, così che si può navigare sul web direttamente da esso dovunque ci si trovi. Sto proprio usando tale dispositivo per scrivere questo post e, proprio per rendermi agevole la scrittura del post, ho dotato il tablet di una tastiera fisica esterna collegata tramite la porta microusb, di cui sono dotati tutti i tablet Android, rendeldolo così una sorta di netbook. Su questo mio nuovo tablet ho installato REBOL 3, in usa sua versione per Android denominata R3/Droid, ed ho anche scaricato il file r3-gui.r3, per poter usare i comandi relativi alla GUI anche in assenza di connessione ad Internet, come già ho avuto modo di spiegare nell'ultimo post di gennaio. Scrivevo, sempre nell'ultimo post del mese di gennaio, che per poter sviluppare software tramite REBOL dovremo digitare il codice in "un qualsiasi editor di testo (su Android stesso o su qualsiasi altra piattaforma)". Se vogliamo sviluppare direttamente usando il sistema operativo del robottino verde, consiglio, come editor di testo, Jota text editor, avendone provati alcuni oggi e avendo così potuti confrontarli tra loro. Il primissimo listato che ho voluto provare nel mio nuovo tablet REBOL è lo stesso dell'ultimo post di gennaio scorso, ma con la dovuta modifica relativa al percorso del file r3-gui.r3: [title: "Ciao!"] do %r3-gui.r3 view [text "Ciao, mondo!"] Per eseguire il microprogramma in questione, dopo averlo digitato (o copiato ed incollato in un editor di testo come Jota text editor) e salvato nella microsd chiamandolo ciao.r3, aprire la console di R3/Droid e digitare il seguente comando: do %/sdcard/ciao.r3

Posted: 00:21, 2.07.2016
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Il blog si trasferisce

Questo blog chiude, o meglio si trasferisce da ora in poi su altra piattaforma, che mi permetterà di poterlo seguire con la connessione mobile che utilizzo anche direttamente dal telefonino.
Ringrazio, quindi, tutti coloro che lo hanno qui seguito e li invito ai miei nuovi indirizzi:


Posted: 09:46, 26.05.2009
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Pavone critica Baget Bozzo

Ho ricevuto da Luigi Pavone questo interessante articolo che volentieri pubblico, avendone seguito quelle che Pavone chiama "alterne vicende" e non piacendomi solitamente la censura, neanche quella nei propri confronti.

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Una ambigua difesa della democrazia


Questo articolo ha avuto alterne vicende. Gianni Baget Bozzo nel frattempo è morto. Io ne vedo ancora l’attualità. Poiché è stato recentemente rimosso – non lo so se sua mia richiesta o indipendentemente da essa – dal sito del Movimento Arancione, lo ripropongo qui. Quanto al resto, l’italietta non ha età e ideologie, poi c’è una madre che – come si dice – è sempre gravida.


La «Lettera teologico-politica al presidente Fini» di Gianni Baget Bozzo (il Foglio del 2 Aprile) si chiude con alcune affermazioni che non possono non attirare l’attenzione di qualunque osservatore politico e della politica del centrodestra italiano in particolare. Baget Bozzo conclude affermando che «la causa della Chiesa cattolica e quella della democrazia sono in certi casi una causa sola» (il corsivo è nostro). Allora è interessante domandarci: in quali altri casi la causa della Chiesa cattolica e quella della democrazia non sono una causa sola? Per Baget Bozzo la democrazia è il principio del consenso razionale posto al di sopra delle stesse istituzioni democratiche. Su questo punto dissento dalla interpretazione che è stata data da Carmelo Palma su libertiamo.it, «Per Baget Bozzo lo Stato etico è quello liberale» (3 Aprile), dal momento che la difesa della democrazia da parte di Baget Bozzo non può essere ridotta alla difesa del consenso maggioritario tout court. Ma il punto è: quando il consenso si deve dire razionale? Da quale modello di ragione tale principio è informato? Il modello di ragione (e di consenso razionale) che Baget Bozzo ha in mente è qualcosa che se è in linea con l’impostazione tomistica dei rapporti tra Fede e Ragione professata dalla Chiesa cattolica nei suoi documenti ufficiali, non contempla la possibilità di contraddizioni con la dottrina cattolica. Allora è chiaro che i casi in cui la causa della Chiesa cattolica non coincide con quella della democrazia, sono esattamente i casi in cui il consenso democratico si costituisce al di là del principio del consenso razionale, ciò a dire al di là dell’unità (la distinzione riposa interamente sui limiti della natura della ragione umana) di fede e ragione, politica e religione. Ci sono dei casi, dunque, in cui le istituzioni – direttamente o indirettamente ecclesiastiche – sembrano legittimate a prevalere sulla democrazia, i casi in cui la democrazia non è razionale! Questa legittimità ha da un punto di vista formale la stessa natura della legittimità delle istituzioni democratiche a intervenire laddove il consenso parlamentare forza i principi costituzionali. Infatti, nell’articolo già citato, Palma scrive che «se a giustificare la legittimità di una norma bastasse il principio del consenso e non servisse un diverso fondamento di natura “costituzionale” bisognerebbe inchinarsi dinnanzi alle decisioni di un Parlamento sovrano che stabilisse, per ragioni o interessi di ordine collettivo, la discriminazione terapeutica dei disabili o l’eutanasia coatta dei malati terminali». Perfettamente d’accordo. Dunque il consenso maggioritario non è sufficiente alla legittimità delle norme. Esso deve essere qualcosa di più: deve essere razionale. Per alcuni la razionalità può venir ricondotta alle costituzioni liberaldemocratiche, per altri ai preamboli della Fede. In Italia è stato affermato un modo per essere pienamente democratici che consiste nel porre alle basi delle democrazie occidentali il nichilismo, inteso come identificazione della varie forme di razionalità con varie forme di volontà di potenza (sulle colonne del Corriere della sera, il filosofo Emanuele Severino si è speso parecchio in questa direzione). Per quanto mi riguarda penso che il problema della razionalità del consenso debba porsi in termini più promettenti. Questi possono venir individuati nella ricerca di un’etica sociale, oltre le stesse costituzioni liberaldemocratiche, in grado di gestire le possibilità di conflitto tra i principi della razionalità e le esigenze del progresso, con strumenti che classifichino come razionale il consenso informato alle regole della razionalità costituzionale, ma che non escludano la possibilità di modificare le regole costituzionali qualora queste risultino inadeguate a rendere conto dell’emergere di nuove istanze di razionalità. Qualcuno (Nelson Goodman) direbbe i mettere razionalità e consenso democratico in equilibrio riflessivo.

Luigi Pavone

luigi.pavone@unipa.it


Posted: 20:43, 20.05.2009
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