Massimo Messina
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Il blog si trasferisce

Questo blog chiude, o meglio si trasferisce da ora in poi su altra piattaforma, che mi permetterà di poterlo seguire con la connessione mobile che utilizzo anche direttamente dal telefonino.
Ringrazio, quindi, tutti coloro che lo hanno qui seguito e li invito ai miei nuovi indirizzi:


Posted: 01:46, 26.05.2009
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Pavone critica Baget Bozzo

Ho ricevuto da Luigi Pavone questo interessante articolo che volentieri pubblico, avendone seguito quelle che Pavone chiama "alterne vicende" e non piacendomi solitamente la censura, neanche quella nei propri confronti.

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Una ambigua difesa della democrazia


Questo articolo ha avuto alterne vicende. Gianni Baget Bozzo nel frattempo è morto. Io ne vedo ancora l’attualità. Poiché è stato recentemente rimosso – non lo so se sua mia richiesta o indipendentemente da essa – dal sito del Movimento Arancione, lo ripropongo qui. Quanto al resto, l’italietta non ha età e ideologie, poi c’è una madre che – come si dice – è sempre gravida.


La «Lettera teologico-politica al presidente Fini» di Gianni Baget Bozzo (il Foglio del 2 Aprile) si chiude con alcune affermazioni che non possono non attirare l’attenzione di qualunque osservatore politico e della politica del centrodestra italiano in particolare. Baget Bozzo conclude affermando che «la causa della Chiesa cattolica e quella della democrazia sono in certi casi una causa sola» (il corsivo è nostro). Allora è interessante domandarci: in quali altri casi la causa della Chiesa cattolica e quella della democrazia non sono una causa sola? Per Baget Bozzo la democrazia è il principio del consenso razionale posto al di sopra delle stesse istituzioni democratiche. Su questo punto dissento dalla interpretazione che è stata data da Carmelo Palma su libertiamo.it, «Per Baget Bozzo lo Stato etico è quello liberale» (3 Aprile), dal momento che la difesa della democrazia da parte di Baget Bozzo non può essere ridotta alla difesa del consenso maggioritario tout court. Ma il punto è: quando il consenso si deve dire razionale? Da quale modello di ragione tale principio è informato? Il modello di ragione (e di consenso razionale) che Baget Bozzo ha in mente è qualcosa che se è in linea con l’impostazione tomistica dei rapporti tra Fede e Ragione professata dalla Chiesa cattolica nei suoi documenti ufficiali, non contempla la possibilità di contraddizioni con la dottrina cattolica. Allora è chiaro che i casi in cui la causa della Chiesa cattolica non coincide con quella della democrazia, sono esattamente i casi in cui il consenso democratico si costituisce al di là del principio del consenso razionale, ciò a dire al di là dell’unità (la distinzione riposa interamente sui limiti della natura della ragione umana) di fede e ragione, politica e religione. Ci sono dei casi, dunque, in cui le istituzioni – direttamente o indirettamente ecclesiastiche – sembrano legittimate a prevalere sulla democrazia, i casi in cui la democrazia non è razionale! Questa legittimità ha da un punto di vista formale la stessa natura della legittimità delle istituzioni democratiche a intervenire laddove il consenso parlamentare forza i principi costituzionali. Infatti, nell’articolo già citato, Palma scrive che «se a giustificare la legittimità di una norma bastasse il principio del consenso e non servisse un diverso fondamento di natura “costituzionale” bisognerebbe inchinarsi dinnanzi alle decisioni di un Parlamento sovrano che stabilisse, per ragioni o interessi di ordine collettivo, la discriminazione terapeutica dei disabili o l’eutanasia coatta dei malati terminali». Perfettamente d’accordo. Dunque il consenso maggioritario non è sufficiente alla legittimità delle norme. Esso deve essere qualcosa di più: deve essere razionale. Per alcuni la razionalità può venir ricondotta alle costituzioni liberaldemocratiche, per altri ai preamboli della Fede. In Italia è stato affermato un modo per essere pienamente democratici che consiste nel porre alle basi delle democrazie occidentali il nichilismo, inteso come identificazione della varie forme di razionalità con varie forme di volontà di potenza (sulle colonne del Corriere della sera, il filosofo Emanuele Severino si è speso parecchio in questa direzione). Per quanto mi riguarda penso che il problema della razionalità del consenso debba porsi in termini più promettenti. Questi possono venir individuati nella ricerca di un’etica sociale, oltre le stesse costituzioni liberaldemocratiche, in grado di gestire le possibilità di conflitto tra i principi della razionalità e le esigenze del progresso, con strumenti che classifichino come razionale il consenso informato alle regole della razionalità costituzionale, ma che non escludano la possibilità di modificare le regole costituzionali qualora queste risultino inadeguate a rendere conto dell’emergere di nuove istanze di razionalità. Qualcuno (Nelson Goodman) direbbe i mettere razionalità e consenso democratico in equilibrio riflessivo.

Luigi Pavone

luigi.pavone@unipa.it


Posted: 21:43, 20.05.2009
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Il principio del non respingimento!

GINEVRA, 12 maggio 2009 - In una lettera inviata al governo italiano, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), pur riconoscendo che l’immigrazione irregolare rappresenta una difficile sfida per l’Italia e gli altri paesi dell’Unione Europea, continua tuttavia ad esprimere forte preoccupazione per la politica attualmente adottata dall’Italia che mina l’accesso all’asilo nell’UE e che rischia di violare il principio fondamentale del non-respingimento contenuto nella Convenzione del 1951 sullo status di rifugiato, nella legislazione dell’UE così come in altre convenzioni internazionali sui diritti umani. Il principio di non respingimento non comporta alcuna limitazione geografica. Gli stati sono obbligati a rispettarlo in qualunque luogo nel quale esercitino la loro giurisdizione, mare aperto incluso.
Le preoccupazioni dell’UNHCR sono acuite dal fatto che la Libia non ha firmato la Convenzione sullo status di rifugiato del 1951 e non possiede una legge sull’asilo né un sistema di accoglienza e protezione dei rifugiati. Non esiste quindi alcuna garanzia sulla possibilità di ottenere protezione internazionale in Libia da parte di chi ne ha titolo.
Ciò nonostante, l’UNHCR sta facendo il possibile per fornire assistenza umanitaria e di base ai migranti rinviati in Libia dall’Italia. In base a quanto emerge dalle prime audizioni effettuate recentemente con alcuni di questi nei centri di detenzione, risultano effettivamente esserci persone che hanno espresso la volontà di fare richiesta di asilo e che potrebbero essere qualificate per ricevere protezione internazionale. Fra questi, ad esempio, cittadini somali ed eritrei.
In considerazione del fatto secondo il quale gli stati sono responsabili per le conseguenze delle proprie azioni nei confronti di persone che si trovano sotto la loro giurisdizione, l’UNHCR si appella al governo italiano affinché riammetta sul proprio territorio coloro che sono stati rimandati indietro dall’Italia e che sono stati identificati dall’UNHCR come richiedenti asilo. Le loro domande di asilo sarebbero quindi vagliate in conformità alla legge in Italia.
L’UNHCR ritiene imperativo trovare soluzioni affinché le misure di controllo dell’immigrazione non impediscano l’accesso alla protezione internazionale a coloro che ne hanno bisogno.
Più del 70% delle 31.200 domande d’asilo presentate nel 2008 in Italia provengono da persone sbarcate sulle coste meridionali del Paese. Il 75% circa dei 36.000 migranti sbarcati sulle coste italiane nel 2008 - due su tre - ha presentato domanda d’asilo, sul posto o successivamente, mentre il tasso di riconoscimento di una qualche forma di protezione (status di rifugiato o protezione sussidiaria/umanitaria) delle persone arrivate via mare è stato di circa il 50%. Nel 2008, il maggior numero di domande di asilo in Italia è stato presentato da cittadini provenienti dalla Nigeria, seguiti da persone in fuga dalla Somalia e dall’Eritrea, dall’Afghanistan, dalla Costa d’Avorio e dal Ghana.

Posted: 01:50, 14.05.2009
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